Secondo il nuovo studio realizzato da ReportAziende, piattaforma online che offre analisi e informazioni dettagliate su oltre 6,5 milioni di imprese italiane, il digitale e l’hi-tech sono il principale motore di crescita del sistema produttivo italiano.
A trainare la crescita sono i comparti ad alta specializzazione: nel 2024 l’intelligenza artificiale ha raggiunto 1,2 miliardi di euro (+58%), il cloud computing 6,8 miliardi (+24%) e la cybersecurity 2 miliardi (+11,9%)”.
Due anni fa le imprese hi-tech hanno registrato una crescita media dei ricavi del 12,8%, sei volte superiore a quella dei settori tradizionali. Nel 2024 il mercato digitale ha raggiunto un valore complessivo di 81,4 miliardi di euro, con una crescita del 3,4%, quasi cinque volte superiore a quella del Pil nazionale (+0,7%). Nel 2026 il mercato digitale italiano raggiungerà i 90 miliardi di euro, con una crescita annua intorno al 5%.
Il divario con il resto dell’economia emerge con forza sul piano della redditività. I numeri sono chiari: le imprese digitali registrano indici di redditività operativa (Ebitda) del 18,4%, superiore di 11,6 punti percentuali a quello dei comparti tradizionali, e un profitto per ogni euro di capitale investito (Roe) medio del 18,6%, oltre quattro volte il 4,2% delle imprese non digitalizzate, che hanno minore solidità finanziaria. Inoltre, il 67% delle imprese hi-tech ha registrato crescite positive ininterrotte negli ultimi tre esercizi, contro il 32% dei settori tradizionali.
Il digitale non è più solo un settore in crescita, ma un comparto con caratteristiche strutturali di resilienza: maggiore produttività, marginalità elevata e capacità di autofinanziamento. Le imprese hi-tech investono mediamente il 12,4% del fatturato in ricerca & sviluppo, contro l’1,8% dei settori tradizionali, allineandosi agli standard internazionali. Le start-up e scale-up raggiungono intensità addirittura superiori al 20% del fatturato.
Il rischio è che questa crescita rimanga concentrata in pochi comparti e nelle imprese più strutturate. Senza un’estensione degli investimenti digitali alle Pmi, il digitale rischia di diventare un fattore di ulteriore polarizzazione.