M-Cube, leader nelle soluzioni di digital engagement, sta investendo sempre di più nella cybersecurity e ha aperto una divisione dedicata alla sicurezza IT dei propri clienti, presieduta da un responsabile per l’intero gruppo della sicurezza delle informazioni (Ciso) che riporta direttamente al presidente.
L’azienda sta lavorando allo sviluppo di un sistema di gestione della sicurezza informatica certificato: si tratta di un progetto pluriennale e molto dispendioso in termini sia economici sia di tempo, data la complessità dell’architettura IT dei sistemi di digital signage (che comprende schermi, sensori, piattaforme per la gestione dei contenuti in cloud) e dal fatto che M-Cube storicamente gestisce un panorama di sistemi con diversi Cms, sistemi operativi e piattaforme hardware.
“La sicurezza informatica rappresenta oggi una delle maggiori sfide per i fornitori di digital signage – afferma Manlio Romanelli, presidente del Gruppo M-Cube – eda circa dieci anni stiamo studiando la gestione della qualità, la sicurezza dei dati e la sicurezza IT, ma solo da qualche anno i clienti chiedono più attenzione e le aziende più piccole difficilmente riescono a soddisfare le costose certificazioni e requisiti che richiedono. Stiamo attivando diverse contromisure nei confronti di possibili attacchi, tra cui per esempio la sostituzione dei piccoli integratori di digital signage, soprattutto nel settore del lusso, che non possono soddisfare i nuovi requisiti di sicurezza informatica, e la sostituzione di alcuni vecchi sistemi Windows con nuovi lettori Linux standardizzati”.
Quella della cybersecurity è diventata una priorità per tutto il mondo del retail: se per molto tempo il digital signage non ha riportato particolari problematiche legate alla sicurezza IT, con un modesto numero di attacchi informatici e di entità trascurabile negli ultimi anni i sistemi di digital signage hanno cambiato il modo di gestire i dati, rendendoli totalmente interconnessi in rete con sistemi back-end in cloud e diventando quindi un potenziale gateway per gli hacker. I dati sensibili che si spostano in rete sono diventati quindi sempre di più: da quelli demografici dei clienti ai vari personali, da quelli della carta di credito alle informazioni sulle spedizioni e dati finanziari sensibili.
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La piattaforma italiana 2ndAct, che consente ai brand di integrare il proprio second-hand nel loro stesso catalogo, ha analizzato l’impatto della strategia di gestire in maniera diretta il proprio usato per il marchio di sneaker Moaconcept.
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