Secondo il Luxury Retail Report 2026 di Sensormatic Solutions, il traffico in negozio fatto registrare nell'ultimo anno dal retail del lusso in Italia ha evidenziato un rallentamento.
Il footfall del luxury è meno dinamico
Tra il 30 marzo 2025 e il 26 aprile 2026 il segmento luxury ha registrato una sola settimana di crescita del footfall in-store rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso arco temporale, i segmenti premium e grande distribuzione hanno attraversato diverse fasi positive. In particolare, il premium ha registrato una crescita del traffico in circa metà del periodo analizzato, con un incremento medio del 7,2%. Le performance migliori si sono concentrate durante l’estate del 2025 e all’inizio della primavera 2026.
Le tre categorie hanno seguito andamenti simili, con picchi e cali registrati negli stessi momenti, ma il luxury ha mostrato oscillazioni più marcate e una performance sensibilmente più debole. Più che indicare un semplice rallentamento, questo divario suggerisce una trasformazione della domanda: anche in un comparto tradizionalmente resiliente, i consumatori prestano maggiore attenzione al rapporto tra prezzo e valore percepito, alla qualità del servizio e all’esperienza complessiva proposta dal brand.
Le generazioni più giovani
La tradizionale equazione tra prezzo e valore viene messa in discussione soprattutto dalle generazioni più giovani. La Gen Z mostra un coinvolgimento più limitato nei confronti di molti marchi storici e si orienta anche verso canali alternativi, come second hand, fast fashion e dupe culture, mentre i Millennial bilanciano aspirazione e crescente sensibilità al prezzo. Anche i consumatori aspirazionali ad alto reddito, gli Henry (high earners, not rich yet), stanno riducendo la spesa discrezionale sotto la pressione dell’inflazione, dei costi abitativi e dell’incertezza occupazionale.
Distanza tra aspettative ed esperienza
Il cambiamento riguarda anche ciò che i consumatori si aspettano dal punto vendita. Secondo i dati McKinsey citati nel report, il 36% dei consumatori del lusso esprime una valutazione meno positiva dell’esperienza in-store, segnalando una crescente distanza tra le aspettative nei confronti dei brand e l’esperienza effettivamente offerta.
Parallelamente, il passaggio da un lusso centrato sul prodotto a uno orientato all’esperienza ha subito un’accelerazione. La spesa per viaggi, hospitality e ristorazione di alta gamma cresce più rapidamente di quella destinata ai beni personali di lusso, mentre i brand investono sempre più in flagship destination, progetti legati all’ospitalità e spazi ibridi capaci di integrare retail e lifestyle. Il valore si sta quindi spostando dal singolo prodotto verso un ecosistema più ampio di esperienze e relazioni.
Non bastano i numeri
Il punto vendita fisico continua ad avere un ruolo centrale nella relazione tra brand e cliente, ma il numero degli ingressi non è più sufficiente a descriverne l’efficacia. Al footfall si affiancano indicatori come permanenza, percorsi, conversione e integrazione con i canali digitali, utili a comprendere non soltanto quante persone entrano, ma anche la qualità dell’interazione costruita durante la visita.
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