Secondo il report “Inside the Conversational AI Revolution” realizzato da Twilio, società americana specializzata nel settore dell’engagement dei clienti, la vera sfida dell’intelligenza artificiale conversazionale non è la velocità, ma la capacità di costruire relazioni di fiducia e aumentare la fidelizzazione.
Dall’analisi, basata su 4.800 consumatori e 457 leader aziendali globali, emerge che per il 92% dei consumatori l’AI risponde in meno di 30 secondi. Ma la velocità da sola non costruisce fiducia. L’88% dei consumatori sarebbe disposto ad attendere fino a 8,5 minuti per parlare con una persona reale, contro i 4,3 per l’AI. Ciò che manca è l’esperienza: quando l’interazione appare fredda o robotica, i clienti abbandonano. Il 66% afferma che l’AI non comprende sempre ciò che stanno chiedendo, il 49% dichiara che non ha mai risolto il loro problema, il 40% lamenta loop ripetitivi, il 38% difficoltà con gli accenti e il 37% mancanza di supporto linguistico. Il problema reale non è tecnico, ma esperienziale: solo il 39% descrive gli agenti AI come utili, mentre il 51% li trova robotici.
Il cuore del tema è la personalizzazione. Secondo Twilio, le aziende che investono in AI capaci di comprendere il contesto del cliente registrano risultati concreti: +45% di soddisfazione, +43% di loyalty e retention e +36% di ricavi. Sono numeri che mostrano come la personalizzazione non sia più un “nice-to-have”, ma un acceleratore di valore. Il problema, però, è che il 54% dei consumatori percepisce che gli agenti AI non abbiano contesto su di loro, e solo il 15% ritiene che tali informazioni arrivino agli operatori umani quando la conversazione viene trasferita. È proprio in questo passaggio tra AI e persona fisica che si gioca una parte cruciale della customer experience.
Secondo la ricerca, i clienti hanno già “assegnato ruoli” diversi a esseri umani e AI. La tecnologia viene preferita per attività semplici – come tracciare ordini o ottenere informazioni di base – mentre gli umani rimangono i più affidabili nei momenti critici, soprattutto quando serve empatia, giudizio o sensibilità emotiva. La ricerca Twilio evidenzia anche un cambio di paradigma tecnologico: l’81% delle aziende utilizza sistemi AI modulari e combinati, e il 99% prevede di evolvere ulteriormente la propria strategia entro un anno, puntando su personalizzazione avanzata, omnicanalità e automazione intelligente.