Dal World Buffalo Congress, che si è concluso oggi a Sorrento, sono emerse alcune criticità della filiera bufalina e della mozzarella di bufala campana Dop, tra cui il divario territoriale in termini di tecnologia e innovazione.
Innovazione: il divario tra Nord e Sud
I dati riportati dall’Osservatorio Smart AgriFood mostrano che, nel 2025, il tasso di adozione delle soluzioni di Agricoltura 4.0 raggiunge circa il 50% al Nord, contro il 33% nel Sud e nelle Isole. Il divario emerge anche nelle tecnologie applicate direttamente agli allevamenti: i robot autonomi o semi-autonomi per le attività in stalla sono utilizzati dal 29% delle aziende del Nord contro appena l’8% di quelle del Sud. Alla base di questa differenza ci sono dimensioni aziendali, disponibilità di capitali, competenze e possibilità di sostenere investimenti iniziali. La ricerca evidenzia inoltre che le aziende settentrionali sono maggiormente predisposte ad autofinanziare l’innovazione, mentre quelle meridionali dipendono più frequentemente dal sostegno pubblico.
Gli incentivi all’innovazione hanno infatti guidato fortemente la crescita degli investimenti in digitalizzazione negli ultimi anni nell’intero settore agricolo, con l’80% delle aziende che ha investito in una soluzione digitale perché guidato dalla presenza di una tipologia di incentivo. Ma solo il 21% avrebbe comunque investito. Il ricorso alle forme di assistenza caratterizza in particolare il Meridione. Le aziende del Sud, in ogni caso, tendono a diversificare maggiormente i propri investimenti, con un’attenzione particolare alla gestione della risorsa idrica, la salute del suolo e la qualità alimentare.
L’intelligenza artificiale
Un dato significativo riguarda le risorse destinate al sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura, l’Akis: nel periodo di programmazione 2023-2027, l’incidenza delle relative risorse sulle spese totali considerate raggiunge il 4,4% nel Nord Italia, mentre si ferma al 2,7% nelle regioni meridionali.
Tra le tecnologie digitali, l’AI sta entrando progressivamente nel settore agrifood con un forte slancio proprio sul settore primario, in particolare per le attività in campo (62% delle oltre 130 progettualità censite dall’Osservatorio Smart AgriFood). In zootecnia, l’AI supporta il monitoraggio della salute e del benessere animale, la gestione della mandria, la produzione e la qualità del latte, il monitoraggio delle infrastrutture e il miglioramento genetico. Il quadro interessa direttamente il comparto bufalino, per il quale il Sud e le Isole rappresentano il principale polo di allevamento. Secondo i dati censuari riportati nello studio, il 63% delle aziende con bufalini si trova nel Mezzogiorno e nelle Isole.
Il commento
“La Mozzarella di Bufala Campana Dop dimostra quanto il legame tra territorio, allevamento e trasformazione possa generare valore economico e identità. Per difendere questo patrimonio dobbiamo guardare al futuro, utilizzando le nuove tecnologie per migliorare la qualità. Ma l’innovazione deve essere alla portata di tutte le imprese, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il comparto bufalino rappresenta una risorsa strategica. Non possiamo chiedere alle aziende di investire in innovazione e, allo stesso tempo, lasciarle alle prese con una burocrazia che moltiplica gli adempimenti e con un accesso alle risorse che non è uguale per tutti. Servono procedure più semplici, incentivi efficaci e strumenti condivisi che aiutino le imprese”, dichiara Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.