Secondo la ricerca dell’Osservatorio Edi nel Largo Consumo, iniziativa congiunta dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano e GS1 Italy, l’adozione dell’electronic data interchange (Edi) porta benefici nel settore del retail, poiché consente uno scambio strutturato e sicuro dei dati commerciali, contribuendo significativamente alla riduzione di errori, tempi e costi operativi.
Con l’Edi, i tempi del ciclo order-to-cash e procure-to-pay nel largo consumo si riducono del 78%, da 93 a 20 minuti medi, con un’accelerazione fino al 92% nella sola fase d’ordine, dimostrando il forte impatto della digitalizzazione sui processi operativi. Il passaggio all’Edi consente anche di ridurre il costo operativo per ciascun ciclo del 78% rispetto al processo analogico.
Nonostante i vantaggi, l’adozione di questa tecnologia nel settore sembra aver raggiunto un plateau. Dopo anni di crescita, nel 2024 le aziende che nel largo consumo hanno scambiato almeno un messaggio Edi utilizzando gli standard GS1 sono 8.042, in contrazione dell’1% rispetto al 2023: un nucleo stabile, che fatica ad allargarsi soprattutto verso le Pmi della filiera. Sono circa 55 milioni i messaggi scambiati, con un calo del 6% rispetto al 2023.
Inoltre, il suo utilizzo è ancora limitato a poche tipologie di messaggi, senza sfruttare a pieno il potenziale dei canali implementati. Nel 2024 si sono registrate 45.330 transazioni attive (ovvero la combinazione tra azienda mittente-messaggio-azienda destinataria), -7% rispetto all’anno precedente. E su 13.535 relazioni tra aziende, sostanzialmente stabili, a prescindere dalla tipologia di messaggio scambiata, ben il 64% si basa sullo scambio di un solo tipo di documento (spesso la fattura), mentre solo il 36% si distingue per un uso più avanzato dell’Edi, coinvolgendo da due a sei tipologie di messaggi.
“L’Edi rappresenta oggi una leva strategica imprescindibile per affrontare la crescente complessità delle supply chain – dichiara Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital B2b – garantendo efficienza, visibilità e coordinamento lungo la filiera. Questo è particolarmente evidente nella filiera del largo consumo, dove l’elevata complessità delle relazioni tra industria e retail richiede standard condivisi, continuità operativa e coordinamento costante. Tuttavia, il suo pieno potenziale resta ancora in parte inespresso, frenato più da barriere culturali e organizzative che tecnologiche. Molte aziende si limitano a utilizzi parziali, spesso focalizzati su singoli documenti come la fattura, ottenendo benefici circoscritti. Solo attraverso un’evoluzione progressiva verso una maggiore integrazione dei processi è possibile generare valore diffuso. Fondamentale è adottare una roadmap chiara, partendo dalla mappatura dei processi per guidare nel tempo una crescita strutturata della maturità digitale”.