Alkelux, startup deeptech italiana attiva nel settore dei materiali sostenibili per il packaging alimentare, ha sviluppato un additivo a base di peluria delle radici di liquirizia – scarto industriale prodotto in centinaia di tonnellate ogni anno dalla filiera calabrese – in grado di ridurre lo spreco alimentare lungo la filiera dell’ortofrutta.
Al centro della tecnologia ci sono i nano-polymer dots, nanoparticelle a base carboniosa con proprietà antimicrobiche, che vengono incorporate direttamente nelle plastiche o nella polpa di cellulosa in fase di produzione, senza richiedere modifiche agli impianti già in uso dalle aziende del packaging. I test condotti in laboratori interni e certificati da enti terzi hanno dimostrato che l’additivo estende fino a tre volte la shelf life delle fragole, portandola da 3 a 8-9 giorni, con effetti analoghi su altri piccoli frutti facilmente deperibili come i mirtilli. Sul piano della resa, 1 g di polvere è sufficiente a funzionalizzare 1 kg di plastica, con un dosaggio dello 0,1% che rende la tecnologia competitiva anche rispetto alle soluzioni multinazionali oggi sul mercato.
Con l’obiettivo di sviluppare questa tecnologia, la startup ha chiuso un round Seed da 970.000 euro, destinati principalmente alla costruzione dell’impianto pilota di Sassari, la cui ultimazione è prevista tra settembre e ottobre 2026, che prevede un salto rilevante in termini di produzione: dagli attuali 10 kg annui prodotti su scala di laboratorio a una capacità a regime di 4,5 tonnellate annue di additivo. Inoltre, una parte del round sarà dedicata all’ottenimento delle certificazioni necessarie alla commercializzazione, attese entro la fine del 2026, e all’espansione del team, già rafforzato dall’assunzione dei primi due dipendenti, tra cui una ricercatrice rientrata in Italia dopo sei anni in Slovenia nell’ambito del “rientro dei cervelli”.
“Questo round, oltre a essere una spinta economica è anche il segnale che gli investitori credono in un modello deeptech che parte dal Sud – dichiara Matteo Poddighe, ceo e founder di Alkelux – e valorizza scarti, persone e competenze che oggi rischiano di restare inutilizzate. Nei prossimi mesi porteremo Alkelux dalla scala di laboratorio a quella industriale, condizione necessaria per chiudere i contratti con le aziende che da mesi stanno aspettando di testare l’additivo su volumi significativi. La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene”.