Giorgio Maggioni di WebMarketingMedia: l’e-commerce italiano è in crescita e la strategia è tutto

Giorgio Maggioni di WebMarketingMedia: l’e-commerce italiano è in crescita e la strategia è tutto

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L’e-commerce italiano è in crescita, anche se sono migliori le prestazioni di altri mercati più sviluppati, come Francia, Germania e Regno Unito.

Il valore degli acquisti on line sarà, per quest’anno, maggiore di 27,4 miliardi di euro: si tratta di un +16% in 12 mesi, per una crescita del mercato in valore assoluto pari a 3,8 miliardi di euro (dati dell’Osservatorio PoliMi-NetComm). Ma quale forma mentis bisogna acquisire al fine di fare e-commerce (e farlo bene)?

Ne abbiamo parlato con Giorgio Maggioni di WebMarketingMedia, comunicatore, esperto e sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nelle PMI e docente di Web Marketing per l’Internazionalizzazione d’Impresa.

L’e-commerce italiano cresce. Ma vendere on line è semplice?

Premessa: vendere on line non è così semplice e se si pensa di creare un sito che produca migliaia di euro spendendone poche migliaia, forse abbiamo una visione distorta di cosa voglia dire fare e-commerce. Chi vuol vendere tanto in poco tempo, puntando solo su una logica di prezzo, è destinato ad affrontare un flop in partenza. Se hai il cugino che con 3.000 euro ti apre un e-commerce, stai regalando 3.000 euro a tuo cugino. Non stai pensando a un’attività imprenditoriale. Un negozio on line ha le stesse logiche di un negozio fisico, con le sue spese (certo, oculate), con le attenzioni e la cura che ne conseguono.

Quindi, quali sono le priorità?

Ci vuole un progetto di azioni, di tempi e di ruoli. Se ho una rivendita fisica e devo vendere del pane, ho bisogno di chi sta al banco, certamente, ma anche di chi lo produce. Poi, è necessario chi tira a lucido il negozio. Magari anche di chi si preoccupa di ordinare la farina e il lievito. E ancora: colui (o coloro) che si occupano di tenere sotto controllo il bilancio economico e di stabilire se la mia attività sta guadagnando oppure no. Ma perché, invece, se mi metto in testa di fare un sito e-commerce, mi sento autorizzato a non dover conoscere tutti questi passaggi?

Qual è la ricetta di un ottimo e-commerce?

Un buon sito e-commerce deve necessariamente prevedere:
Analisi del mercato. Il web ha ridotto le distanze. Comprare dalla Cina equivale a comprare da Parigi o da Roma. Persino da Bordighera. Con la differenza che il costo del lavoro dei cinesi non è proprio come il nostro.
Un progetto di sviluppo. Quali strumenti utilizzerò per proporre il sito all’interno di un panorama affollatissimo di siti? Esistono 14 miliardi di siti recensiti da Google: perché il mio sito dovrebbe emergere rispetto agli altri?
• Sono consapevole delle spese di gestione dell’ordine?
• E di reso?
• Quali sono i costi di trasporto?
• I tempi?
• I limiti di peso di ciò che posso spedire?
Potrei andare avanti almeno per un’ora a descrivere attività che vanno fatte prima dell’incarico dato al cugino (il cui valore era 3.000 euro). Tutto questo per dire che, comunque, anche nell’era digitale, le attività vanno pensate, analizzate, messe sulla carta e dopo si inizierà a lavorare. In poche parole, serve una strategia. Per buona pace del cugino.

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